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Francisco Coloane

Lo scrittore cileno, morto a Santiago nel 2002, aveva novantadue anni. Interrompe giovanissimo gli studi, per iniziare una vita avventurosa e girovaga nelle più remote regioni meridionali del continente americano: sarà pastore e caposquadra nelle haciendas della Terra del Fuoco, parteciperà alle ricerche petrolifere nello stretto di Magellano, vivrà in mezzo ai cacciatori di foche e navigherà per anni a bordo di una baleniera, prima di iniziare, nel 1940, l'attività di scrittore.
Riuscì a sfuggire a Pinochet, navigando tra fiordi e parole, per riapprodare sempre in Patagonia.
Il suo mondo alla fine del mondo è un oceano livido, popolato di foche e balene, pescatori e catastrofi; la terra è coperta di erba grassa, bestiame asciutto, venti che non conoscono la pietà.
Anche da lì se ne è andato Coloane, perché oltre alla fine del mondo non c'è più nulla da raccontare. Lui, comunista, vorace, silenzioso e diretto, era nato a Chiloè, arcipelago magellanico con un porto per il legname, navi sempre sull'orlo della tragedia, venti che piegano gli uomini e fanno impazzire i cani.

La sua storia personale potrebbe essere stata inventata da uno scrittore di successo, a partire dai primi anni di vita trascorsi a Quemchi, di giorno in una scuola affacciata sulla spiaggia, di sera ad ascoltare i racconti dei più anziani e fantasiosi. Quando era già un grande romanziere e i letterati cileni - a parte l'amicizia con Neruda - lo odiavano con fervore perché lui scriveva del suo mondo alla fine del mondo, mentre loro cercavano il romanzo politico che dimostrasse quanto erano europei, incontrò un emozionantissimo Luìs Sepulveda, a cui regalò un cappello da capitano. Avevano la capoccia della stessa misura, anche dentro, probabilmente.
Tra i suoi titoli pubblicati in Italia: "La scia della balena", "L'ultimo mozzo della Baquenado", "Terra del Fuoco", "Capo Horn", "I Balenieri di Quintay", "Una vita alla fine del mondo", uscito da Guanda nel 2001, di cui riproduciamo le prime righe - Isole dell'infanzia -

"Se ne stanno laggiù, le circa quaranta sorelle generate dall'arenaria del terziario, proteggendosi a vicenda dall'erosione dell'oceano, da maremoti ed eruzioni vulcaniche. 
Un giorno sono andato a rivedere la casa in cui nacqui in riva al mare; ma se l'era portata via il tempo e l'ultima grande mareggiata del Pacifico, durante la quale quasi tutto l'arcipelago sul mare interno di Chiloé si abbassò di un metro rispetto al livello delle acque. Fu una delle conseguenze del terremoto e maremoto del 1960.
Sfiorando i novant'anni un uomo che si mette a ricordare l'infanzia deve stare attento a non tradire la realtà del bambino che fu. Ho visto bambini di tre anni fare e dire cose che avrei ritrovato soltanto in grandi artisti e poeti. Chi si premura di raccogliere queste opere d'arte? Non può farlo, naturalmente, la memoria infantile. Non risulterebbe grottesco vedere un vecchio che tenta di ricordare un bambino o, peggio ancora, che cerca di ricordare se stesso da bambino? Proviamo a scendere lungo il dirupo scosceso. Sono nato sulla costa orientale dell'isola Grande di Chiloé che con la base granitica della cordigliera costiera offre riparo alle isole minori, dal canale di Chacao fino alle bocche del Guafo. La vita in quella regione è regolata dai flussi e riflussi oceanici determinati dalla falce della luna e da ciò che ci sarà al di là degli astri, nonché dalle piogge sparse con l'intera rosa dei venti. Laggiù piove in mille forme diverse, con cieli cupi che minacciano uragani, copiosi pianti celestiali capaci di trafiggere i cuori dei vivi in contatto con i loro morti che riposano in cimiteri di conchiglie. A volte lacrime di animali acquatici, alcuni mitologici, altri reali, sgorgano come violenti zampilli dalle sommerse oloturie fino ai pugni tempestosi che calano dal cielo. "Il Diavolo sta litigando con sua moglie", si sente dire nei rustici focolari contadini. "Cielo e terra stanno pisciando", ribatte l'ultimo vecchio scampato all'ultimo naufragio. Gli alti larici conservano nella linfa le alterne vicende di tremila anni di pianto. Il mañío dal legno sonoro le ripete sulle tettoie e il muermo in fiore le infonde nella suprema intelligenza contenuta nel miele d'api."