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Letteratura

Molti scrittori e giornalisti sudamericani scrivono e/o sono recensiti su "Latinoamerica e tutti i Sud del mondo", trimestrale curato da Gianni Minà.

> Argentina
La letteratura argentina è molto vasta, con figure di scrittori di altissimo livello. 
Ricordiamo, ovviamente per primo, il più grande scrittore argentino di tutti i tempi: 
Jorge Luis Borges (1899-1986), di incredibile cultura e prestigio, matura un'arte del tutto originale e raffinata, usando un linguaggio ricco di metafore che fonde intimismo e metafisica. Come narratore è stato soprattutto inventore di storie, labirinti di libera fantasia e lucido raziocinio. I suoi testi più famosi: "L'Aleph", "Finzioni", "Altre inquisizioni" e "Le poesie". Con lui ha collaborato lo scrittore di polizieschi Adolfo Bioy Casares, scrivendo a quattro mani "Sei problemi per don Isidro Parodi".
Ricordiamo inoltre:
Julio Cortázar (1914-1984): alla base dei suoi romanzi sta la coscienza della crisi dell'uomo di oggi. Per questi temi e per la novità dei suoi procedimenti narrativi è considerato uno dei più originali scrittori latinoamericani. Tra le sue opere si ricordano: "Bestiario" (1951), "Il gioco del mondo" (1963), "Storie di Cronopios e di Fama" (1963) e "Territori" (1981). 
Manuel Puig (1932-1990): nei suoi romanzi, che mettono al centro la piccola borghesia latinoamericana, ha sperimentato originali commistioni di generi, con frequenti riferimenti al teatro e al cinema ("Il tradimento di Rita Hayworth" ed "Il bacio della donna ragno", da cui l'omonimo film).
Osvaldo Soriano (1943-1997): con iniziali simpatie peroniste, poi schieratosi nettamente a sinistra, è costretto a lasciare il paese nel 1976, in seguito al colpo di stato militare. Fino alla morte precoce, svolge anche attività di giornalista, collaborando con il quotidiano argentino "Pagina 12" e con l'italiano "Il Manifesto". Tra le sue opere: "Ribelli", "Sognatori e fuggitivi" e "L'occhio della patria".
Uno spazio di rilievo va certamente dato a Bruce Chatwin (1940-1989) che, figlio di un ufficiale di marina inglese, fin dalla fanciullezza acquisisce il gusto irresistibile per i viaggi, i libri e gli atlanti. Una grave malattia agli occhi lo allontana dalla carriera da Sotheby's e lo inizia ai primi grandi viaggi, in cui dà sfogo alla sua irrequietezza ed al suo bisogno di vedere e di scrivere del mondo. L'elogio del viaggio, anche come condizione interiore, e dello spostamento continuo, sono presenti nel libro che lo rende famoso "In Patagonia", giudicato nel 1978 dal New York Times come miglior libro dell'anno ed a cui seguirà "Ritorno in Patagonia". Lo scrittore morirà di Aids poco prima dei 50 anni.
Tra i contemporanei da citare vi è certamente Mempo Giardinelli: nato a Resistencia nel 1947, città nella quale è tornato dopo anni di esilio in Messico, ha pubblicato: "La rivoluzione in bicicletta", "Seiz Barral", "Il cielo con le mani", "Vite esemplari", "Luna caliente", "Il decimo inferno", "Impossibile memoria" e "Finale di Romanzo in Patagonia", che noi di Ruta 40, amiamo particolarmente. 
L'Argentina vanta inoltre una produzione di fumetti imponente come mole e come qualità, annoverando alcuni fra i migliori disegnatori e sceneggiatori del fumetto mondiale: in primis lo sceneggiatore, inventore de "L'Eternauta", Héctor German Oesterheld (cui Torino nel 2002 ha dedicato una magnifica mostra).
Da notare che nei paesi dell'America Latina, il fumetto ha assunto una valenza educativa e di critica sociale superiore ad altre parti del mondo. Basti pensare alla funzione di grande metafora della lotta contro la dittatura che hanno avuto diversi personaggi dei fumetti ed alla uccisione di Oesterheld stesso con la sua famiglia da parte della dittatura...
Su madres e abuelas di Plaza de Mayo si veda il romanzo inchiesta di Massimo Carlotto, "Le irregolari", e dello stesso autore: "Più di mille giovedì". Si veda anche il libro di Daniela Padoan, "Le pazze. Un incontro con le madri di Plaza de Mayo". 

> Cile
Coprifuoco e stato d'assedio hanno permesso alla dittatura di nascondere i crimini e le angosce che influenzano ancora oggi, a oltre trenta anni di distanza, l'immaginario collettivo letterario: " In quell'epoca tutti facevamo, chi più chi meno, degli incubi. [...] Cercavo di scrivere poesie. All'inizio mi venivano solo dei giambi. In seguito [...] la mia poesia, di solito angelica, è diventata demoniaca [...] arrabbiata", dice Sebastián, personaggio del "Notturno cileno" di Roberto Bolaño.
La società cilena si è ritrovata isolata, profondamente disinformata e frammentata tra i suoi esiliati. I libri circolavano sotto i cappotti. Solo le riviste effimere erano pubblicate e pochi incontri artistici erano organizzati clandestinamente, in omaggio a Victor Jara - ucciso nello stadio cileno - e a Violeta Parra, due figure emblematiche del "Canto Nuevo" latinoamericano e della poesia popolare cilena. Questa "cultura della morte" cominciò ad aprirsi nel 1983, con le prime manifestazioni contro la dittatura, e sotto la pressione esterna, con il ritorno degli esiliati, tra cui molti scrittori.
Nella lista degli scrittori cileni non possiamo non iniziare da Pablo Neruda, pseudonimo di Nettali Ricardo Reyes (1904-1973). Egli pubblica in Cile la sua prima opera di poesia "Residenza sulla terra", impegnandosi contemporaneamente sul piano politico, fino a diventare senatore e ad essere esiliato nel 1948, perchè comunista; durante l'esilio è anche in Italia e torna in patria nel 1953. Consigliamo il sito della Fondazione Pablo Neruda: www.fundacionneruda.org/
Francisco Coloane, (1910-2002) che interrompe giovanissimo gli studi per iniziare una vita avventurosa e girovaga nelle più remote regioni meridionali del continente americano: sarà pastore e caposquadra nelle haciendas della Terra del Fuoco, parteciperà alle ricerche petrolifere nello stretto di Magellano, vivrà in mezzo ai cacciatori di foche e navigherà per anni a bordo di una baleniera, prima di iniziare, nel 1940, l'attività di scrittore. 
Tra i suoi titoli pubblicati in Italia: "La scia della balena", "L'ultimo mozzo della Baquenado", "Terra del Fuoco", "Capo Horn" e "I balenieri di Quintan". 
Luis Sepulveda (1949-) cileno errante, tradotto in almeno una quindicina di paesi, vive oggi in Europa e non sente il bisogno di tornare in Cile, da cui si è allontanato nel 1977 per l'esilio. Militante nella sinistra fin da giovanissimo è anche membro della guardia personale di Allende. Durante un soggiorno di alcuni mesi in Ecuador, con gli indios shuar della foresta amazzonica, viene in contatto con quello che sarà un tema centrale della sua scrittura, cioè quello della natura saccheggiata dal cosiddetto progresso. Da quell'esperienza trae il suo "Il vecchio che leggeva romanzi d'amore". Altri suoi libri da ricordare: "Le rose di Atacama", "Patagonia Express", "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare", da cui è stato tratto il noto film di animazione, "Cronache di Pedro Nessuno", "Le paure, le vite, le morti e altre allucinazioni", "Taccuino di viaggi", "Il mondo alla fine del mondo", "La frontiera scomparsa", "Un nome da torero", "Diario di un killer sentimentale", "Il generale e il giudice", "Jacarè", "Raccontare, resistere. Conversazioni con Bruno Arpaia", "Il potere dei sogni", "Una sporca storia" ed "Incontro d'amore in un paese di guerra". 
Roberto Bolaño (1953-2003): nelle sue opere emerge un piacere assoluto - quello dell'invenzione, atto di libertà orgoglioso e incensurabile per chi è stato costretto all'abbandono delle proprie radici e del proprio paese, ma anche per chi male tollera la definitiva trasformazione dell'essere umano in consumatore - e un dolore profondo, che scaturisce dall'ineffabile, invalicabile distanza tra le speranze e la realtà, tra la poesia e la vita, tra la letteratura e la Storia ... Tra le sue opere:" I detective selavaggi", "Amuleto", "Chiamate telefoniche", "La memoria", "La letteratura nazista in America", "Notturno cileno" e "Stella distante".
Hernán Rivera Letelier (1950-) è sicuramente lo scrittore delle miniere cilene: ha infatti trascorso la sua vita trasferendosi da una miniera all'altra: da Algorta, dove ha frequentato le scuole elementari, alla María Elena, per poi finire a Pedro de Valdivia, dove ha lavorato a lungo come minatore e risiede tuttora. E' uno di quegli strani narratori di storie e leggende capaci di portare nella letteratura il linguaggio del silenzio. 
Tra le sue opere: "La regina cantava rancheras" (primo premio per il romanzo inedito conferito dal Consejo Nacional del Libro y la Lectura) , "Santa Maria dei fiori neri"; "Fata Morgana d'amore" ed "I treni vanno in purgatorio" in cui il tema del viaggio diventa eterno. 
Tra le scrittrici, in primis, Isabel Allende (1942-): ha vissuto in Cile, lavorando come giornalista fino al 1973, anno del golpe di Pinochet, in seguito al quale si è trasferita prima in Venezuela e poi negli Stati Uniti. Il suo primo romanzo "La casa degli spiriti", saga familiare che rispecchia la storia e il destino di un intero popolo, è stato accolto con grande successo. Ad esso seguono "Eva Luna" ed "Eva Luna racconta" che completano la trilogia, da cui B. August ha anche tratto un film. Ed inoltre "La figlia della fortuna" "Ritratto in seppia", "D'amore e ombra", "Afrodita", " Per Paula", "La foresta dei pigmei", "Il regno del drago d'oro", "La città delle bestie", "Il piano infinito", "Ines dell'anima mia" ed il suo omaggio al Cile con "Il mio paese inventato". 
Marcela Serrano, che attualmente dirige l'Istituto Professionale di Arte dell'Università di Santiago, ha scritto: "Arrivederci piccole donne", "Quel che c'è nel mio cuore", "Nostra signora della solitudine", "Antigua, vita mia", "L'albergo delle donne tristi", "Il tempo di Blanca", "I quaderni del pianto" e "Noi che ci vogliamo così bene". 
Per approfondire la letteratura cilena consigliamo il portale www.escritores.org

> Bolivia
E' senz'altro importante il "Diario del Che in Bolivia", che ha poi ispirato molte altre biografie: "Compañero: vita e morte di Ernesto Che Guevara" di Carlos Castaneda e "Senza perdere la tenerezza" di Paco Ignacio Taìbo II. 
Ambientato in Bolivia è anche "La frontiera scomparsa" di Luis Sepulveda. 
Tra i contemporanei, non disponibili in italiano, ricordiamo Arturo Von Vacano con "Morder el silencio", del 1980 e Jaime Nisttahuz con "Barrìomundo". E poi Jaime Saenz con "Felipe Delgado": ambientato a La Paz, alla vigilia della guerra del Chaco, nel 1932 descrive il mondo culturale indigeno e cholo: marginale per essenza. 
Sulla vicenda dei cocaleros boliviani è interessante "La federazione del tropico" di Paolo Fattori, che ha seguito la campagna elettorale di Evo Morales tra i cocaleros, mentre un bell'approfondimento del paese lo fa Anna Maspero in "Bolivia: dove le Ande incontrano l'Amazzonia".

> Perù
Tra i numerosi scrittori peruviani, secondo i criteri esposti nella premessa all'inizio, ci sembrano da ricordare: 
Josè Maria Arguedas (1911-1969), che passa l'infanzia in un piccolo paese andino, dove, orfano di madre, condivide l'esistenza di una piccola comunità india; impara poi lo spagnolo a 14 anni, come una lingua straniera. Morirà suicida. Tutta la sua opera di narratore è centrata sul tema, a lui caro, del contrasto tra il mondo quechua e quello dei bianchi, che troviamo nelle sue opere più famose "I fiumi profondi", "Festa di sangue" e "Tutte le stirpi".
Manuel Scorza (1928-1983), costretto in esilio durante il regime del dittatore Odria, vive in Europa ed in Messico. Tornato in Perù nel 1978, svolge attività politica nella sinistra e dopo una fase iniziale di poeta, passa con successo alla narrativa. Tra i suoi libri più letti "Rulli di tamburo per Rancas", "Storia di Garabombo l'invisibile", "Il cavaliere insonne", "Cantare di Agapito Robles" e "La vampata".
Scorza ricostruisce efficacemente la realtà peruviana dominata dal conflitto tra indios e bianchi, costruendo epopee sospese tra verità e magia. Dopo la sua morte avvenuta in un incidente aereo, sono stati pubblicati alcuni inediti. 
Fra i romanzieri inoltre va citato il grande Mario Vargas Llosa (1936-): tra le sue opere "La casa verde", "Conversazioni nella cattedrale", "La città e i cani", "La zia Julia e lo scribacchino", "L'orgia perpetua", "La guerra della fine del mondo", "Elogio della matrigna", "Il pesce nell'acqua", "Il caporale Lituma nelle Ande", "I cuccioli","La verità delle menzogne", "La festa del caprone", "I cuccioli", "Pantaleon e le visitatrici", "Storia di Mayta", "Chi ha ucciso Palomino Molero", "La Chunga", "Il narratore ambulante", "Il caporale Lituma sulle Ande", "I quaderni di don Rigoberto", "Lettere a un aspirante romanziere" e "La festa del caprone". 
Ricordiamo anche Maria Gabriella Guarino con "Desaparecida": la storia vera di una giornalista italiana che parte per fare un servizio in Per e si innamora di un guerrigliero. Verrà arrestata per più di due anni solo per aver amato un terrorista. Inoltre: L. Clark con "I fiumi scendevano a Oriente": il viaggio di esplorazione dell'Amazzonia peruviana compiuto dall'americano Leonard Clark nel 1946 per ricercare il mitico El Dorado, Francesco Birardi con "Uomini e dei del Perù": i miti delle civiltà andine annotati dai cronisti spagnoli nei decenni immediatamente successivi alla Conquista e le storie tratte dal Manoscritto di Huarochiri, l'unico documento stilato direttamente in lingua quechua dagli interpreti indigeni dei padre Avila, agli inizi dei 1600.

> Ecuador
Il Paese non ha dato alla letteratura scrittori così famosi da varcare i confini nazionali, ma non mancano figure di spicco. In lingua italiana si può leggere il lavoro di Alicia Yanez Cossìo "La città addormentata", che racconta le vicende di undici personaggi appartenenti ad undici diverse generazioni.
E Jorge Icaza (1906-1978) con "Fango della Sierra", nel quale l'indio appare già come il personaggio protagonista, "Huasipungo", con il quale ottiene il premio di romanzo latino americano dalla Rivista America di Buenos Aires, "Huairapamushcas", "Il Chulla Rosmarino" e "Fiori ed Acchiappati".

> Uruguay
Mario Benedetti (1920-) : collaboratore della rivista "Marcha", militante del Fronte di sinistra, è stato collaboratore della "Casa de las Américas" ed ha organizzato a Cuba il Centro di Ricerca Letteraria. Tra le sue opere: "La tregua", "Grazie per il fuoco", "Pedro e il capitano", "Difesa dell'allegria" e "Racconti". 
Juan Carlos Onetti (1909-1995) di cui ricordiamo "Per questa notte", "La vista è breve", "Gli addii", "Il cantiere", "Lasciamo che parli il vento" e "Triste come lei". 
E, cui va tutta la nostra ammirazione, Eduardo Galeano (1940-) che nasce come giornalista, diventa caporedattore nel 1960 della rivista "Marcha", quindi dirige in Argentina il mensile "Crisis". Dopo il golpe del 1976 lascia l'Argentina e si stabilisce in Spagna. Rientra in Uruguay solo al ristabilirsi del governo civile.
Tra le sue opere più note: "Guatemala, paese occupato", "Le vene aperte d'America Latina", in cui descrive il saccheggio dell'America Latina iniziato 500 anni fa, con il primo viaggio di Cristoforo Colombo e continuato poi con l'ingerenza/appoggio nordamericana nelle dittature latinoamericane , quindi con la banca mondiale ed il fondo monetario internazionale, "Vagabondo", "La canzone di noi", "Giorni e notti d'amore e guerra", "Memoria del fuoco", "Il libro degli abbracci", "Noi diciamo no", "Splendori e miserie del calcio", una personale e poetica visione della sua passione per il calcio.

> Costa Rica
Dopo la colonizzazione europea, la letteratura del Costa Rica ha risentito enormemente dell'influenza spagnola in particolare ed europea in generale, e forse nei primi periodi ciò è stata una limitazione alla creatività del popolo centroamericano. Tra il 1890 e i primi anni del 1900 si ha una prosa estremamente "classica"; di questo periodo si ricordano gli scritti di Ricardo Fernandez Guardia (1894).
La produzione del 1900 è caratterizzata da due differenti correnti: uno stile regionale (Costumbrismo) ed un simbolismo Europeo, dalle tendenze Moderniste. Questo dualismo ha portato molto spesso allo scontro interno tra i vari autori, su quale fosse in realtà la vera linfa, la reale caratteristica della letteratura costaricense.
Tra il 1900 e il 1920 vi è un periodo "Realista", in cui si celebra la natura e la realtà della vita in questo paese. Tra gli autori si ricordano Joaquin Garcia Monge ("El Moto"), Carlos Cagini ("El arbol inferno"), che si produssero in molte novelle e nella collaborazione a riviste, in cui si rivendicava la situazione sociale e la funzione dell'educazione e della rivoluzione, sino ad arrivare alla denuncia delle ingiustizie. Carmen Lyra (1931) ("Bananas y hombres") e Carlos Luis Falla (1941-) ("Mamita Yunai") sono fra coloro che maggiormente si sono impegnati nei movimenti comunisti, assieme ad Adolfo Herrera Garcia (1939-) ("Juan Varala"). 
Dopo il 1940 la letteratura spostò la sua attenzione verso la sofferenza umana, andando ad analizzare i risvolti psicologici e le turbe della psiche umana, nonché, come fece Yolanda Oremundo (1949) ("La ruta de su evasion") la situazione intima della donna. La tendenza verso gli anni '50 e '60 fu quella invece di manifestare il proprio dolore o la propria gioia con scritti che riguardavano la natura (così presente e viva nel paese ). Negli anni '70 e '80 ci fu una crisi molto profonda del paese e questo ebbe larga eco anche negli ambienti letterari; ci fu un ripiegamento della sensibilità degli scrittori verso l'analisi della propria identità e di quella del paese stesso. Ecco distinguersi la produzione di Duran Ayanegui ("Las estirpes de Montanchez"), di Tatiana Lobo ("Asalto al paradiso"), Rafael Angel Herra ("La guerra prodigiosa") e Fernando Contreras, che ritorna alla denuncia sociale ("Unica mirando al mar").

> Brasile
Amplissima la letteratura brasiliana, tradotta e conosciuta in Italia solo nei suoi maggiori rappresentanti.
Nata sull'ispirazione portoghese ed europea essa seguirà poi dei suoi percorsi autonomi, legati alla realtà del paese. Limitandoci qui al secondo '900, ricordiamo Joao Guimaraes Rosa (1908-1967), autore, tra l'altro, di "Grande Sertao", notevole per il suo realismo descrittivo e per l'approfondimento del contrasto tra le grandi metropoli e le zone selvagge o rurali.
Notevole ancora Clarice Lispector, scrittrice e pittrice (1925-1977) che scava a fondo nella psicologia dei suoi personaggi. Con "Vicino al cuore selvaggio" ha sorpreso la critica sia per un carattere completamente innovatore, che per uno stile frammentario che i critici ricondussero subito a Joyce e Viginia Woolf, anche se un pò più rivoluzionario.
Il suo romanzo più famoso è "L' ora della stella", l' ultimo pubblicato prima della sua morte. Questo libro narra della vita di Macabéa, una abitante del Nord-Est cresciuta nello Stato di Alagoas che emigra a Rio e va ad abitare in una pensione.
In "legami familiari" narra di Rio, città d'azione.
Ed infine Paulo Coelho (1947) che si affaccia con una certa tendenza magico-simbolistica.
Suoi "Il cammino di Santiago", "L'alchimista", "Sulle sponde del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto", "Il manuale del guerriero della luce", "Le confessioni del pellegrino" ecc. 
Ma certo il più rappresentativo della terra brasiliana, dei suoi diseredati, delle sue campagne, come delle sua città è stato e rimane Jorge Amado (1912-2001) nato e vissuto a Bahia, ma a lungo esiliato per il suo impegno politico. Al ritorno in Brasile si smorza il tono polemico delle sue prime opere, pur non abbandonando la critica sociale.
Ricordiamo "Gabriella garofano e cannella" (1958), "Donna Flor e i suoi due mariti" (1966) e il bellissimo "Teresa Batista stanca di guerra" (1972): in tutte queste opere occupa una grande spazio la stessa Bahia, la sua cucina, la sua tradizione ed il sincretismo religioso.

> Colombia                                                                                                                                                                                                                                                                                                                
Gabriel García Márquez (Aracataca, 6 marzo 1927) è intellettuale, scrittore e giornalista colombiano (nel 1982 Premio Nobel). Considerato il maggior esponente del cosiddetto realismo magico in narrativa, ha contribuito a rilanciare fortemente l'interesse per la letteratura latinoamericana.Nel 1967 pubblica la sua opera più nota: Cent'anni di solitudine un romanzo che narra le vicende della famiglia Buendía a Macondo attraverso diverse generazioni. Curiosità: Il paese immaginario di Macondo, ispirato ad Aracataca, deve il suo nome ad una zona di vigneti vicina proprio al suo paese di origine, che l'autore poteva vedere dal treno in occasione dei suoi spostamenti. Nella sua canzone "Sally" Fabrizio de Andrè fa riferimento a Pilar del mare, una delle matriarche nominate nel romanzo. Fa anche riferimento a pesciolini d'oro fusi dal colonnello Aureliano Buendía (personaggio presente all'inizio del romanzo). Bibliografia: Foglie morte (La hojarasca, 1955) - Racconto di un naufrago (Relato de un náufrago, 1955) - Nessuno scrive al colonnello (El coronel no tiene quien le escriba, 1961) - I funerali della Mamá Grande (Los funerales de la Mamá Grande, 1962) - La mala ora (La mala hora, 1962) - Cent'anni di solitudine (Cien años de soledad, 1967) - Monologo di Isabel mentre vede piovere sul Macondo (Monlogo de Isabel viendo llover en Macondo), 1968) - L'incredibile e triste storia della candida Erendira e della sua nonna snaturata (La increíble y triste historia de la cándida Eréndira y de su abuela desalmada, 1972) - Cuando era feliz e indocumentado (1973) - Occhi di cane azzurro (Ojos de perro azul, 1974) - L'autunno del patriarca (El otoño del patriarca, 1975) - Todos los cuentos (1947-1972) (1976) - Cronaca di una morte annunciata (Crnica de una muerte anunciada, 1981) - Textos costeños (1981) - Viva Sandino (1982) - El olor de la guayaba (1982) - El secuestro (1982) - L'amore ai tempi del colera (1985) divenuto film nel 2007 - Il generale nel suo labirinto (El general en su laberinto, 1989) - Dodici racconti raminghi (Doce cuentos peregrinos, 1992) - Dell'amore e altri demoni (Del amor y otros demonios, 1994) - Notizia di un sequestro (Noticia de un secuestro, 1996) - Scritti costieri 1948-1952 - Gente di Bogotá 1954-1955 - Dall'Europa e dall'America 1955-1960 - A ruota libera 1974-1995 - Taccuino di cinque anni 1980-1984 - Erendira - Chile, el golpe y los gringos - Le avventure di Miguel Littín, clandestino in Cile - Vivere per raccontarla, (Vivir para contarla, 2002) - Memoria delle mie puttane tristi (Memorias de mis putas tristes, 2004) - Diatriba d'amore contro un uomo seduto, (Diatriba de amor contra un hombre sentado, 2007).