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Racconto di viaggio di Carlo Pellegrino

›› Racconto di: 
Carlo Pellegrino e Carla Baldoni
›› Città: Genova
›› Periodo: 
29 dicembre 2009 - 12 gennaio 2010
›› Destinazione Patagonia
›› Itinerario: Buenos Aires - Ushuaia - El Calafate - Torres del Paine
›› E-Mail Autore: 
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›› Foto di Viaggio: 
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Patagonia e Terra del Fuoco, 29129 – 12110
Patagonia e Terra del Fuoco, terre d’avventura descritte cosi’ bene da Francisco Coloane, Luis Sepulveda, Bruce Charles Chatwin, Guido Monzino … che ci hanno raccontato di stretti canali marini, di correnti gorghi e naufragi, di pampas sconfinate battute dal vento, di ghiaccai e di picchi inaccessibili, di spazi sconfinati. Come non sognare un viaggio!
Dal sognare al fare … passano gli anni, poi "Ruta 40” ci propone un itinerario interessante, viaggio individuale e …. atterriamo ad Ushuaia, la ciudad mas australe del mundo, finis terrae, fin del mundo. I diari di viaggio parlano sempre di viaggi per raggiungere mete. In Patagonia e Terra del Fuoco capisci subito che non esistono mete. Solo il viaggio. 
Arrivi in un posto che si chiama La fin del mundo eppure non sei "arrivato”. Non puoi fare a meno di guardare l’orizzonte: ci sono profili di monti che nascondono insenature, mari, laghi, fiumi, ghiacciai e nuvole che corrono in cieli minacciosi o di un blu senza fine. E allora non puoi pensare ad altro che a continuare il viaggio. Anche se la sosta e’ piacevole. Il ristorante Maria Lola sembra una rimessa di barche rappezzata alla meglio, poi ti sorprende con una vista mozzafiato, il merluzzo nero che e’ la fine del mondo ed una cameriera fuegina proprio carina.
Al parco della Terra del Fuoco Anna la guida ci racconta di strani uccelli che vivono in coppia tutta la vita, se la femmina muore il maschio si lascia morir de tristeza, se il maschio muore prima allora la femmina …. si cerca un altro maschio. Poi come un’amica di vecchia data ci serve ciorripane alla griglia ed alla fine, con un sorriso, ci consegna stivaloni e cerata e dichiara che e’ una giornata rara (senza vento), ottima per scendere il fiume in canoa ed arrivare a Lapataia Bay in un modo non convenzionale. Cosi’ a pagaiare per piu’ di un’ora fino a quando una serie di folate minacciose ma benigne ci fanno atterrare a Lapataia, proprio vicino al gran cartello che annuncia la fine della Ruta 3 – 17848 km da "Alaska”. Un giorno dobbiamo farla questa strada, magari con un camper.
Ma la Patagonia non si ferma alla Terra del Fuoco, anzi comincia da li, o forse finisce, chissa? Ed eccoci nella pampas sconfinata, in una hestancia di pastori dove un gaucio in piena regola, vestito di tutto punto ci parla di pecore e di guanachi, di lana, di pascoli di montagna e di pianura, ci insegna a tosare una pecora e poi, in disparte, ci confessa in italiano "bolognese” che si chiama "Ferrero”, suo nonno era di Genova e lui ha fatto un master in scienze politiche a Bologna. Alla fine della pampas ci sono le montagne. Camminiamo con i ramponi ai piedi sul Perito Moreno (e chi se lo sarebbe mai immaginato, c’e’ anche il sole) e tra una guglia di ghiaccio ed un buco blu senza fondo la guida Ramon fa il filo ai miei guanti. Dice che sono proprio belli e che lui la sera dopo il lavoro va a fare un po’ di ice climbing e … Quasi quasi glieli regalo. Pero’ mi servono i giorni prossimi al Paine e cosi’ quando brindo con lui "whisky on the rocks” (ghiaccio rotto a colpi di piccozza) gli dico che se mi da l’indirizzo gliene mando un paio. Puerto Natales, Seno di Ultima Esperanza, allora esistono davvero questi luoghi, non sono fantasie di Coloane e Sepulveda. C’e anche una via che si chiama "Baquedano”, sara’ la baleniera del famoso "ultimo mozzo” chissa? Di certo le chele di granchio del ristorante "Ultima Esperanza” (quale altro se no?) sanno di mare.Ed improvvisamente dietro una curva il mare …. 
No, qui siamo in Patagonia, dietro la curva troviamo Las Torres del Paine e dietro ancora un cielo blu cobalto. Che emozione, ci sembra di essere dentro un poster, di quelli che abbiamo tanto guardato, non ci possiamo credere. Una improbabile ma gentile ed efficiente guida (ragazza) polacca ci spiega in perfetto castigliano che la Torre Norte si chiama anche Torre Monzino in onore di un viaggiatore italiano che ha esplorato questi posti. Potremmo dirle che Guido Monzino in effetti era si un esploratore ma anche uno scalatore che quella torre l’ha salita con le guide di Valtournanche per la prima volta nel 1957, mentre la Torre Sur un altro italiano Armando Aste e …….. ma e’ piu’ importante e piu’ bello che lei voglia sinceramente condividere il nostro entusiasmo ricordandoci che siamo fortunati perche’ Las Torres e Los Cuernos non si concedono alla vista spesso come oggi anzi, il piu’ delle volte, si nascondono dietro le nuvole per giorni e settimane.E siamo gia’ li, vestiti da trekker, che arranchiamo, rifugio Las Cuernos (cartello che dice "Weather Forecast: Unpredictable!”) e poi rifugio Chileno, due ore di sentiero, e un ’altra ora nel bosco fino al campo italiano (quello degli scalatori) nascosto dal bosco di lengas e poi ancora su per un’ora, mani e piedi sul ripido sentiero fino a il "Mirador de las Torres”. Tre guglie alte piu’ di mille metri, perfette nelle loro linee verticali, come solo un dio patagonico ha potuto farle. Carla arriva, col fiatone e "Nooooo, non ci posso credere, ma che posto e’ questo?????” e gli occhi brillano come la neve caduta la notte prima. Forse e’ il vento che li fa lacrimare o forse la felicita’. Ci saranno una trentina di persone ed almeno una decina di lingue diverse, ma si capisce che tutti stiamo dicendo le stesse cose, tutti con il naso all’insu’ e gli occhi increduli che non si vogliono staccare da una simile meraviglia.
Ma l’uomo in Patagonia, si sa’, e’ un ospite, tollerato ma non sempre accettato. Il vento si mette a soffiare e la temperatura si fa gelida. Ed allora tutti giu’ di corsa verso il riparo degli alberi e dei propri rifugi. Chi in tenda, chi in rifugio, chi come noi alla confortevole Hosteria Las Torres. Piccolo privilegio, dopotutto lassu’ eravamo di gran lunga i piu’ "vecchi”.In Patagonia c’e’ posto per tutti e …. per tutte le tasche.
Conclusioni ?!?. Patagonia, un posto fantastico. Noi ci siamo andati e ci torneremo. Voi …. andateci, non ve ne pentirete.
Grazie a Francisco Coloane, Luis Sepulveda, Bruce Charles Chatwin, Guido Monzino che ci hanno reso curiosi. Grazie a Ruta 40 e Paola che hanno organizzato il viaggio (perche’ dietro un viaggio c’e’ sempre del lavoro). Grazie alle guide Diego, Anna, Ramon, "Ferrero”, Isabella e ….altri che ci hanno "guidato” gli occhi quando non sapevamo dove posarli.
Gracias a todos los argentinos y chilenos. Hasta luego! 
Carlo & Carla