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Yuri Leveratto

1542 I primi navigatori del Rio delle Amazzoni

Il nuovo libro del viaggiatore e giornalista genovese Yuri Leveratto.
Il libro 1542 I primi navigatori del Rio delle Amazzoni, è un'opera storica e, nello stesso tempo, d'attualità. Nella prima parte del libro, lo scrittore genovese narra la vita di Francisco de Orellana, l’esploratore spagnolo che navigò per primo lungo quasi tutto il corso del Rio delle Amazzoni. 
"L’Amazzonia, con i suoi segreti e la sua incredibile biodiversità ha sempre risvegliato la mia fantasia. Mi affascina immaginare ciò che i primi europei percepirono durante il loro viaggio nel 1542", scrive Yuri Leveratto. 
Il religioso Gaspar de Carvajal, cappellano della spedizione, nella sua relazione del viaggio, descrisse numerosi villaggi sulle rive del fiume e di un popolo di donne guerriere, "le Amazzoni", dal cui nome appunto Orellana battezzò il grande fiume. Furono fantasie del religioso o realmente il Rio delle Amazzoni era abitato sin dall’antichità? Esistette realmente la tribù di donne guerriere? E se è vero che l’Amazzonia era densamente abitata nel passato, era possibile che questi popoli fossero uniti nel terzo impero d’America (dopo quello azteco e incaico), a lungo cercato ma mai trovato dai conquistadores spagnoli, il mitico El Dorado? 
Nella seconda parte del libro, il Quaderno di Viaggio, l'autore descrive una delle sue ultime avventure, la navigazione del Rio delle Amazzoni da Puerto Ocopa (Perù), fino a Belem do Pará (Brasile). Nel racconto, analizza i problemi e le prospettive dell’Amazzonia del XXI secolo, un area del mondo spesso dimenticata, ma di vitale importanza per l’intero ecosistema del pianeta. 
La prefazione del libro è stata curata da Lorenza Mazzetti, la celebre scrittrice e regista, autrice de "Il cielo cade".

Yuri Leveratto, genovese residente in Colombia dal 2005. Ricercatore, esploratore, scrittore e giornalista ha compiuto studi approfonditi sulle popolazioni autoctone della Colombia, Perù, Bolivia e Brasile. In particolare ha avuto contatti con popoli nativi Wayuù, Kogui, Ika, Wiwa, Kankuamo, Guambiano, Tikuna, Huitoto, Emberà (Colombia), Marubos (Brasile), Ashaninka, Yagua, Matsiguenkas, Uros, Shipibo (Perù), indigeni di lingua Quechua (Perù) e d'idioma Aymara (Bolivia). Ha viaggiato in zone archeologiche remote come la Ciudad Perdida (Teyuna) e Nabusimakè (Sierra Nevada di Santa Marta, Colombia), il Rio Javarì (frontiera Perù-Brasile), il Rio Tambo (dipartimento di Junin, Perù), il Rio Quiaca (dipartimento di Puno, Perù), il Rio Palotoa e le piramidi di Pantiacolla (dipartimento di Madre de Dios, Perù). 
Attualmente è corrispondente internazionale per il giornale www.periodicoelsol.net di Cartagena de Indias, Colombia. 

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1542 I primi navigatori del Rio delle Amazzoni - Yuri LeverattoIntroduzione
Nel 1542 un gruppo di uomini guidati dal capitano Francisco de Orellana navigavano lungo il corso di uno degli affluenti del Rio delle Amazzoni verso una destinazione ignota. Non sapevano quanto avrebbero dovuto proseguire per trovare un luogo dove approvvigionarsi, e ignoravano le reali dimensioni del territorio che stavano attraversando. Quando compresero che era impossibile rientrare verso l’accampamento del loro comandante, il generale Gonzalo Pizarro, decisero di continuare la navigazione, pensando che solo così si sarebbero salvati la vita. Durante i lunghi mesi che seguirono gli esploratori vennero in contatto con numerose tribù di nativi, alcuni ostili, altri benevoli e curiosi.
L’obiettivo iniziale della spedizione era di trovare il paese della cannella e l’El Dorado, ma Orellana si rese presto conto che non aveva sufficienti mezzi, armi e uomini né per esplorare, né per conquistare l’interno della foresta.
Durante la navigazione gli stranieri vennero a conoscenza di numerose e ricche tribù, che facevano largo uso d’oro e pietre preziose: il dominio di Ica, situato sulle sponde del fiume Putumayo, fu descritto dagli autoctoni Aparia come il più opulento; le stesse terre degli Aparia, esplorate solo in parte, erano ricche di metalli pregiati; la città degli Omagua, situata alla confluenza del Juruà con il Rio delle Amazzoni, considerata a lungo la leggendaria El Dorado e infine il vasto dominio delle donne guerriere, che si estendeva lungo il fiume per circa cento leghe, territorio dal quale riscuotevano dei tributi, ricco d’argento e pietre preziose.
In base al racconto del religioso Gaspar de Carvajal si evince pertanto che il bacino amazzonico era densamente abitato, e che solo in seguito alle incursioni degli europei e alla diffusione dei loro virus, la popolazione iniziò a declinare e i superstiti cercarono riparo nel profondo della selva vergine.
I navigatori riuscirono a raggiungere l’estuario verso la fine di agosto del 1542. Quindi si diressero verso nord, fino all’isola di Cubagua, dove trovarono cibo e soccorso.
Orellana tornò in Amazzonia tre anni più tardi, a capo di una spedizione che avrebbe dovuto iniziare la colonizzazione di un’area vasta quasi come l’intera Europa. L’impresa non ebbe successo e lui stesso morì, piegato dalla malaria.
Quando Orellana chiuse gli occhi per sempre davanti al suo fiume, il suo sogno, quello di conquistare l’Amazzonia in nome della fede e della Spagna, svanì.
Cosa sarebbe accaduto se non avesse fallito? Avrebbe potuto iniziare la colonizzazione dell’Amazzonia già nel XVI secolo?
Se fosse riuscito a fondare un avamposto presso l’estuario del Rio delle Amazzoni, avrebbe potuto organizzare il governo di quelle terre, e con gli anni altri coloni spagnoli vi si sarebbero stabiliti.
In seguito al suo insuccesso nessun’altra spedizione fu organizzata per la conquista dell’Amazzonia.
Solo 69 anni più tardi, nel 1615, il portoghese Francisco Caldeira Castelo Branco fondò il primo avamposto militare stabile nell’estuario del Parà, chiamandolo Forte Presepio de Castel Branco (Belem do Parà). La colonizzazione dell’enorme estuario iniziò quindi per motivi militari, per scacciare le navi olandesi e francesi che cercavano di commerciare con i nativi della zona, solo nel XVII secolo. Ventidue anni più tardi il cartografo Pedro Texeira esplorò nuovamente il Rio delle Amazzoni, dando origine di fatto alla conquista portoghese del grande bacino fluviale.
Durante i secoli seguenti i lusitani s’appropriarono lentamente delle terre indigene i cui usi e costumi furono inesorabilmente cancellati.
L’area amazzonica, proprio per le sue difficili condizioni ambientali, resistette più di altre all’avanzata del cosiddetto progresso. Durante il XVII e XVIII secolo, mentre in Nord America i popoli nativi furono sistematicamente massacrati dagli Yenkees, lungo il Rio delle Amazzoni gli europei stabilirono degli avamposti commerciali, ma le stragi di autoctoni furono limitate proprio perché i nativi riuscirono a scappare, ritirandosi nell’interno.
Oggi l’Amazzonia è nuovamente minacciata. Le ruspe avanzano, si costruiscono strade laddove vi erano dense foreste ed enormi trattori dissodano fertili campi ancora vergini. Immense aree vengono disboscate e coltivate a soia. Agli indigeni vengono ulteriormente sottratte nuove aree per loro vitali, e alcuni di loro sono costretti a elemosinare nelle vie delle città, perdendo, insieme alla dignità, la loro cultura.
Quale futuro può avere questa importante area del pianeta? Le multinazionali aspettano come avvoltoi lucrosi contratti che permettano di sfruttarne i suoli, mentre nessuno è in grado di dire con certezza cosa accadrà se altre migliaia di chilometri quadrati verranno disboscati e coltivati con piante non endemiche, ma importate da altre aree della Terra. Si potrebbe innescare un pauroso processo a catena che porterà cambiamenti climatici sconvolgenti. L’intero ecosistema è in pericolo, ma sembra che l’uomo non se ne accorga.