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Nicola Bottiglieri

Le Case di Pablo Neruda

Nicola Bottiglieri - © archivio Ruta 40 -Biografia Autore
Nicola Bottiglieri, scrittore, viaggiatore, professore di letterature Ispanoamericane all’Università di Cassino, si è occupato di viaggi reali e immaginari nell’Oceano Atlantico. Ha recentemente pubblicato "Le case di Neruda" (Mursia 2004), dove prende spunto da una visita alle dimore del poeta, "Afrore" (Mursia 2006) romanzo in cui racconta l’esperienza di un professore di italiano a Mogadiscio, "Tristissimi Tropici" (Ilisso 2006) viaggio nelle rivoluzioni del Terzo Mondo, Nicaragua, Somalia, Cuba.

La casa è il nostro angolo del mondo, è, come è stato spesso ripetuto, il nostro primo universo. Essa è davvero un cosmo, nella prima accezione del termine.
Gaston Bachelard

Nei documenti in allegato (in alto a destra) potete scaricare i reportage di Nicola Bottiglieri,
*** gentile concessione a Ruta 40 Tour Operator ***



Le Case di Pablo Neruda - Edizione MursiaIl poeta cileno Pablo Neruda ha lasciato un'opera bizzarra e affascinante scritta non con le parole bensì con gli oggetti. Non mi riferisco perciò alla sua straordinaria produzione poetica, che gli valse il premio Nobel nel 1971, bensì alle case che ha costruito. Scrisse con il legno, il cemento ed i chiodi, una vera e propria "poesia immobiliare” la quale si intende a partire dalla relazione fra casa e scrittura: si capiscono le poesie sulle case vedendole nella realtà, queste vengono costruite ed arredate con i ritmi e le immagini delle sue poesie. Quante sono le case di Neruda?

Quattro sono in Cile, costruite da lui stesso, arredate utilizzando materiale di riporto raccolto nei luoghi più disparati del mondo, più una in Francia, in Normandia, nel paesino di Condé-sur-Iton, ma di quest'ultima, una antica stalla-mulino, si sono perdute le tracce. Ci occuperemo, quindi, delle quattro case cilene, escludendo anche il progetto di una vera e propria "casa-faro", La Manquel, (aquila in lingua mapuche) da costruire sotto le Ande, alle falde del cerro Manquehue, costruzione iniziata ma rimasta incompiuta a causa della morte, della quale però è possibile vedere il plastico esposto nella casa Chascona a Santiago. Lasciò, inoltre, incompiuto anche il villaggio della poesia, Cantalao, per il quale aveva comprato il terreno a Punta de Tralca, una roccia sull'Oceano Pacifico, ad Isla Negra dove comunque aveva già installato una capanna adibita a scrittoio. 
E tuttavia nella sua vasta produzione poetica non si fa riferimento solo alle case cilene, bensì anche a quelle in cui visse in affitto sparse per il mondo: la casa de las flores a Madrid,nel quartiere Argüelles, durante la guerra civile, la casa di Michoacán a Città del Messico, la casa dell'isola di Ceylon, nel quartiere Wellawatta abitata agli inizi degli anni 30, che lo aspettò tutta una vita. Quest’ultima fu visitata quaranta anni dopo per scoprire che presto l'avrebbero demolita. A questa casa, che lo aveva aspettato tanti anni, che aveva guidato i suoi passi perché la venisse a salutare prima della fine, dedicò un commosso omaggio, La casa perduta . 
La costruzione di case non si è arrestata con la morte del poeta, avvenuta il 23 settembre 1973 perchè il film di Massimo Troisi Il postino (rielaborazione del romanzo di Antonio Skármeta, Ardiente Paciencia) ha creato il mito di un'altra casa. Neruda risiedette a Capri nella prima metà del 1952 nella casetta di Arturo Cerio, prestata a lui ed a Matilde Urrutia dall’illustre storico e naturalista Erwin Cerio ed il film vuole rievocare proprio quel soggiorno felice, ma per esigenze cinematografiche le scene della casa furono girate a Salina, nelle Eolie. Oggi i turisti provenienti da diverse parti d’Europa visitano la casa del set di Salina, credendo che sia la vera casa di Neruda, ignorando che egli abbia vissuto a Capri nel 1952, dove scrisse Los Versos del capitan e gran parte di Las uvas y el viento. Prima di parlare del valore poetico che la costruzione di una casa acquista nell’opera di Neruda bisognerà chiarire che esse avevano molte funzioni pratiche. Innanzitutto erano grandi bauli dove venivano raccolti le migliaia di oggetti comprati per il mondo, acquistati non per il loro valore economico, bensì per la stranezza della loro fattura. L’interesse per gli oggetti bizzarri lo portò a diventare collezionista di collezioni, infatti amava circondarsi di serie intere di oggetti, come una bibliografia completa sul tema. Poteva trattarsi di diavoletti messicani, cartoline erotiche francesi, borse d’acqua calda inglese dell’8OO, sottopiedi di pianoforte, bottiglie a forma di stivali, polene di navi naufragate, ecc.senza trascurare la sua più grande passione le conchiglie delle quali arrivò ad averne qualche migliaia, che regalò alla Universidad de Chile, quando si separò da Delia del Carril (1956). Iniziò allora una nuova collezione che si può ammirare ancora oggi in una sala della casa di Isla Negra e conta più di 500 esemplari.

In fondo fu un collezionista singolare e post-moderno, anticipatore di mode, come quella di raccogliere cose inutili e regalare tesori, cosa insolita fra quanti hanno l’ossessione di conservare oggetti rari e preziosi.

Ebbene tutta questa nobile e sofisticata cachureria razziata in varie parti del mondo, molta della quale viene cantata nelle Odas elementales, (scrisse più di 200 poesie sugli oggetti della vita quotidiana) è stata raccolta proprio in queste case cilene, tanto che esse sono cresciute insieme al padrone. Infatti tutte le case si sono ingrandite nel tempo: quando una stanza era piena di cianfrusaglie ne aggiungeva una nuova, come un treno a cui aggiungere un vagone. Dicono in Cile che fosse un cachivachero, raccoglitore di cose inutili

Oltre la funzione di baule, le case erano come delle stazioni e/o porti sparsi per il mondo. Era figlio di un ferroviere ed ebbe chiaro nelle sue poesie che il ferroviere somigliasse al marinaio. Forse il gran numero di case rispondeva all’idea della stazione e del porto dove rifugiarsi, "scaricare la stiva”, riposare e partire per una nuova scorribanda. Perciò è facile supporre che egli durante la sua vita abbia semplicemento ampliato i confini del suo orizzonte, non solo Temuco, la Frontera o l'Araucania, ma il mondo intero, dove costruire punti di appoggio per i suoi numerosi viaggi. Tutte queste case non servivano solo al loro padrone, bensì anche a quella banda di amici che egli aveva in giro per il mondo e che continuamente lo assediavano, sia per chiedergli un parere sulla donna da sposare (poeta casamentero) sia per segnalargli un oggetto bizzarro trovato sotto l’oceano di polvere di un rigattiere di Parigi (poeta cachurero) o per fargli vedere un uccello raro (poeta pajarero) o infine per riferigli i giudizi espressi su di lui dai poeti nemici, quali Pablo de Rokha, Vicente Huidobro, ecc.

La funzione di baule, tana o riparo per più famiglie, rifletteva in qualche modo lo stile di vita dei pionieri della Frontera. Questo spirito lo ereditò dal padre, uno dei primi pionieri della città di Temuco fondata nel 1870.

In questa terra piena di foreste, aspra e piovosa era normale costruirsi case di legno grezzo che odoravano di bosco, dove si accumulavano gli oggetti più disparati, abitate da più famiglie riunite insieme, con stanze comunicanti, come fece appunto il padre riunendo la sua famiglia con quella dei Reyes, gli Ortega, i Candia e i Mason.

Queste grandi case comuni avevano uno stile architettonico proprio, si vedevano da lontano, erano costruite male, non finite, fatte su progetti inventati dal proprietario, piene di scale e stanze da ultimare, ambienti pieni di oggetti accumulati per il futuro, ecc. Spesso morivano in un incendio, altre volte si allagavano per la pioggia o venivano abbandonate, quando non erano saccheggiate. Tutte le case di Neruda non solo ricordavano l’architettura delle case di Temuco ma subirono il destino di molte case della Frontera: la casa in Normandia fu abbandonata, la Chascona fu saccheggiata e allagata dai militari, La Sebastiana fu ridotta in pezzi all’indomani del golpe, tutte videro l’avvicendarsi di numerose persone, tutte furono costruite in mezzo alla natura, su progetti del padrone, tutte sono ancora oggi visibili da lontano grazie alle insegne che emergono dai tetti, il pesce armillare a Isla Negra, l’insegna della medusa di ferro alla Chascona, la grande vetrata dell’ultimo piano alla Sebastiana. Il poeta costruì le sue case vicino un fiume, l’oceano, una montagna o esposte ai venti. Naturalmente fu l’inventore dei progetti, aiutato dall’architetto spagnolo Rodríguez Arias e dai cileni Fernando Castillo Velasco, Carlos Martner, Ramiro Insunza, Raúl Insunza, Raúl Bulnes, senza dimenticare il carpentiere Rafita o il capomastro "stupendo bevitore di vino rosso” Don Alejandro.

Costruire significa abitare uno spazio, ma anche scrivere significa abitare ed essere abitato dalle parole. Costruire immagini con le parole o costruire immagini con i materiali da costruzione furono due attività che si intrecciarono continuamente. Scrivere e costruire non furono mai operazioni disgiunte, perché le parole hanno la densità delle cose concrete e le cose la sonorità e spesso anche l’anima delle parole.